Il mondo di internet analizzato attraverso gli ultimi argomenti e le novità più rilevanti.

La stagione delle festività natalizie, è il periodo più bello dell’anno, ma per coloro che si occupano di retail è certamente quello più intenso.

I negozi e i siti web vengono presi letteralmente d’assalto durante tutto novembre e dicembre, e le vendite possono arrivare fino al 30% di tutte vendite annuali.

Inoltre durante il periodo del Black Friday, gli store online vedono un traffico tre volte superiore a quello che rilevano solitamente.

Durante il Black Friday infatti, un classico sito di e-commerce può subire picchi di traffico in pochissimi minuti, impossibili da quantificare prima dell’evento stesso.

Un dato che quest’anno è destinato a crescere ulteriormente, visto il particolare periodo legato alla pandemia di Covid-19.

Per arrivare preparati a questo incremento, i rivenditori devono avvalersi di valide infrastrutture che consentano di affrontare questa occasione nel migliore dei modi.

Tutto questo è reso possibile dai servizi cloud.

La strategia per non perdere vendite

Va detto che i servizi cloud based portano un forte vantaggio in qualsiasi momento dell’anno, dato che tutte le aziende che possono subire improvvisi ed estremi picchi di attività.

I retailer più strutturati e lungimiranti stanno già utilizzando il cloud server per gestire la corsa allo shopping natalizio e non solo.

online-business

I vantaggi di un cloud server

Per ridurre i costi di hosting dell’infrastruttura molti si affidano alle soluzioni cloud per aggiungere dinamicamente più risorse di calcolo e di archiviazione man mano che il traffico del sito sale, per poi ridimensionarsi automaticamente quando la domanda diminuisce.

Il traffico mobile

Un altro aspetto da non sottovalutare, inoltre, è legato al traffico mobile.

Gli utenti abbandonano (oltre il 50%) i siti quando questi richiedono più di tre secondi per essere caricati.

Per ridurre la latenza sui loro siti mobili e sulle app durante le festività, i rivenditori utilizzeranno soluzioni cloud che forniscono contenuti in tutti i punti di presenza distribuiti a livello globale.

Ma non si tratta solo delle vendite online.

Code e tempi d’attesa nei negozi

La tecnologia cloud, infatti, contribuisce ad abbreviare i tempi di attesa e le lunghe code anche per gli acquirenti in-store.

Ora che molti rivenditori hanno adottato soluzioni basate sul cloud che consentono agli addetti alle vendite di effettuare pagamenti con carta di credito in qualsiasi punto del negozio.

Quali sono le caratteristiche del cloud server ideale

Volendole riassumere in pochi punti, le caratteristiche del cloud ideale per le campagne di marketing e la reazione ottimale ai picchi di traffico, quindi, dovrebbero essere:

  • avere una scalabilità immediata che non comporta variazioni di nessun genere: in cui basti, insomma, adeguare le risorse con upgrade verticali (dove non devo
    aggiungere altre virtual machine ma posso scalare quelle delle macchine che già compongono l’architettura web).
  • Una buona ottimizzazione /tuning dell’infrastruttura.
  • Un supporto tecnico disponibile in modo immediato.
  • La possibilità di fruire di un servizio di presidio operativo per cui al momento della campagna, una persona dello staff del provider si occuperà di monitorare la coerenza delle prestazioni e del TTFB /tempo di caricamento delle pagine e interverrà con upgrade immediati o soluzioni laddove si noti una riduzione dei tempi di risposta dei server durante il click time.

Google Trends è da sempre considerato il punto di riferimento per tutti coloro che sono alla ricerca di una soluzione efficace per capire come i contenuti online prodotti potrebbero diffondersi su internet.

Questo è reso possibile attraverso il monitoraggio delle ricerche che questo potente strumento di Google permette.

Google Trends consente di seguire nel tempo le richieste di chi effettua ricerche per una determinata query e, in alcuni casi, rende addirittura possibile prevedere cosa faranno le persone a distanza di mesi.

Questo strumento consente di prevedere il potenziale interesse del pubblico nei confronti di un determinato contenuto.

Cos’è Google Trends

È uno strumento gratuito per analizzare e scoprire le tendenze di ricerca su Google.

Oltre a poter effettuare una singola ricerca, è possibile confrontare più query in una volta, individuando altre informazioni utili che possono riguardare:

  • Località regionale
  • Città
  • Query correlate
  • Ricerche emergenti
Google Trends homepage

Perché è utile usare Google Trends

Google Trends è molto utile per tutti coloro che si occupano di web marketing e in particolare di SEO (Search Engine Optimization, ottimizzazione per i motori di ricerca): rappresenta un insieme di strategie per posizionare contenuti e pagine web nei risultati organici dei motori di ricerca (Google e altri).

Chiaramente, un largo uso viene fatto dai blogger e da chi vuole creare buoni contenuti per arricchire il piano editoriale di progetti personali e aziendali.

Ma perché è utile, anzi praticamente indispensabile, usare Google Trends all’interno del flusso di lavoro? Qui sono elencati alcuni validi motivi:

  • Trovare nuovi argomenti per un sito web informativo.
  • Capire se vale la pena o meno creare una pagina su un determinato argomento.
  • Individuare temi ridondanti, evitando duplicati che possano penalizzarne il posizionamento.
  • Riuscire a scoprire delle keyword strategiche ed efficaci per particolari settori.

Come si usa Google Trends

Nella pagina iniziale si possono trovare questi dati:

  • Ricerche di esempio.
  • Tendenze nazionali.
  • Tendenze internazionali.
  • Query in crescita.

Cercare un singolo argomento

Il modo più semplice per sfruttare Google Trends è quello di digitare il tema che interessa analizzare e gestire l’intervallo di tempo in modo da scoprirne i cambiamenti.

Per avere risultati più precisi è possibile regolare le varie opzioni a disposizione: geografiaargomento in questione, fonte.

Google Trends ricerca per città

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Questa sezione indica che gli utenti che hanno cercato il termine indicato nel box di ricerca, hanno mostrato interesse anche per questi temi.

Query associate

Le persone che hanno cercato il tuo termine digitano anche le query indicate nel box di ricerca.

Può sembrare simile al precedente, in realtà è un ingrandimento molto preciso rispetto alle esigenze di ricerca di parole chiave.

Ogni grafico di Google Trends può essere scaricato e condiviso su Facebook, Twitter, LinkedIn.

Confrontare più argomenti

Google Trends permette di confrontare due attività di ricerca, inserendo più parole chiave nei box dedicati.

Ci sono linee differenti disegnate sul grafico che suggeriscono un interesse diverso. È possibile aggiungere massimo 5 termini.

Google, nel momento in cui digiti determinate parole chiave, suggerisce il macro-tema a cui appartengono.

Alternative a Google Trends

La maggior parte dei SEO tool produce delle tendenze di ricerca grazie ai dati che si estrapolano proprio da questa utility gratuita e aperta a tutti.

Categorie Retail

Cerchi alternative a Google Trends senza uscire dalle grazie di Mountain View?

È molto utile guardare Categorie Retail in crescita. Per quale motivo?

Questo tool è perfetto per intercettare topic sotto i riflettori del mercato perché qui trovi i settori commerciali in risalita rispetto a un determinato periodo analizzato.

Rispetto a Google Trends lavora solo sui settori commerciali però è regolato in base al paese e al settore utile.

Ci sono tanti SEO tool (Semrush, Seozoom) che forniscono dati approfonditi rispetto al search intent, al volume di ricerca e alla capacità di monetizzare delle singole query.

Ma solo questo strumento riesce a fornire grafici, numeri e informazioni in grado di far capire cosa succede intorno a determinate ricerche, creando i presupposti per prendere una decisione editoriale strategica in termini di content marketing.

La versione high tech e “intelligente” del carrello per la spesa si chiama Dash Cart.

Amazon allarga la sua presenza nel mondo reale attraverso un strumento fisico molto particolare e che molto probabilmente diventerà molto diffuso in futuro.

Quando sarà disponibile l’Amazon Dash Cart

Sarà disponibile a Los Angeles entro fine anno e permetterà di fare la spesa di tutti i giorni senza bisogno di passare dalla cassa.

Il nuovo strumento tecnologico ha molte particolari caratteristiche innovative che lo rendono decisamente all’avanguardia.

Funzionalità del carrello intelligente

Il carrello intelligente è dotato di un pannello touch e altre componenti hardware per rilevare automaticamente quali oggetti vengono inseriti al suo interno e può identificare il numero di prodotti uguali.

Questo è possibile grazie ad alcune telecamere, una bilancia e sensori di visione e peso computerizzati.

Il processo di identificazione avviene attraverso una corsia speciale che scansiona e controlla tutto digitalmente, senza che vi sia necessità di avere un addetto umano presente.

Da Amazon Go al Dash Cart

Il Dash Cart arriverà per primo nel negozio di alimentari di Amazon nel quartiere di Woodland Hills a Los Angeles.

Il negozio non è un Amazon Go, quindi è senza telecamere, sensori e altre apparecchiature in grado di rilevare automaticamente gli oggetti prelevato dallo scaffale.

È la rappresentazione di un qualsiasi supermercato, ma ha dei carrelli della spesa fatti appositamente per un uso tecnologico.

Non è chiaro però perché Amazon stia optando per un negozio più tradizionale, visto che sul territorio sono presenti due dozzine di negozi Go.

Come funzionerà il Dash Cart

Il carrello intelligente può gestire fino a circa due buste di articoli, ma non può essere utilizzato per una spesa familiare che arriva a riempire un carrello intero.

Ciò significa che il negozio in fase di test di Woodland Hills avrà anche carrelli di tipo standard e corsie per il pagamento anch’esse standard per tutti i clienti che acquistano più di quello che il Dash Cart permette.

Processo post acquisto con il carrello intelligente

Il carrello elabora l’ordine solo alla fine del percorso nel supermercato e solo dopo aver effettuato l’accesso al proprio account Amazon.

Il carrello integra uno scanner coupon e supporta la funzionalità di liste della spesa di Alexa.

Quando finisci di fare acquisti, poi, le corsie Dash Cart dedicate ti consentono di uscire dal negozio senza dover gestire il pagamento.

Se il Dash Cart dovesse essere un successo tra i consumatori, Amazon potrebbe lanciare questo modello anche altrove, rivoluzionando anche la spesa di tutti i giorni, dopo aver trasformato il nostro modo di fare shopping online.

pagamento a rate su amazon

PAGAMENTO A RATE SU AMAZON: COME FUNZIONA E DOVE SI PUÒ USARE?

Rispetto al 2018 le donazioni da mobile (fundraising) risultano essere in netta crescita, mentre al contrario l’uso del pc ha subito un notevole calo.

La diffidenza degli italiani nei confronti delle donazioni online cala con il passare del tempo, ma purtroppo ancora oggi molte dell organizzazioni non profit presenti a livello nazionale non prevedono questa modalità di raccolta fondi.

Questo è un vero peccato sia per loro , sia per tutti coloro che vorrebbero contribuire ma vengono frenati da un processo esecutivo magari più complicato rispetto ad altre operazioni eseguite quotidianamente online.

Quanto il fenomeno delle donazioni è diffuso tra gli italiani?

Quanto il fenomeno delle donazioni è diffuso nella popolazione internauta italiana? Quali sono i driver e le barriere a uno sviluppo più strutturato dell’online? Quali le abitudini e gli atteggiamenti attuali e futuri degli “onliners”?

In crescita le donazioni da mobile e da parte dei millennial

Gli italiani che si collegano a internet utilizzando smartphone o tablet o altri device sono circa 34 milioni.

Ma quanti di questi utenti effettuano donazioni online?

Circa l’82% afferma di aver effettuato donazioni nel 2019. Tra i donatori più attivi troviamo la categoria dei baby boomer (87%), seguiti dalla generazione X (82%) e dai millennial (79%), in forte crescita rispetto al 2018.

Le donazioni online (22%) si confermano come la seconda modalità più utilizzata dopo il denaro in contanti (40%).

Crescono i donatori “saltuari” (40%), con molti più italiani che scelgono di effettuare una donazione solamente in occasioni particolari.

In netta crescita rispetto al 2018 anche la donazione da mobile, che viene preferita dal 36% degli italiani.

L’uso del pc per le donazioni scende invece dal 60% del biennio 2017/2018 al 46% del 2019, sintomo questo del passaggio sempre più marcato all’utilizzo degli smartphone.

“I dati analizzati dimostrano bene come l’attenzione degli italiani alla solidarietà sia stabile e in costante crescita. Siamo convinti che il mobile sia il mezzo perfetto per stimolare sempre di più questa sensibilità, aggiungendosi al contatto diretto con le associazioni come principale modalità d’interazione e offrendo quella possibilità di semplificare e velocizzare le donazioni”.

Maria Teresa Minotti, Director PayPal Italia

L’importanza della donor journey per gli under 40

“Gli onliner si confermano donatori. Non solo, il crowdfunding torna a crescere con un 19% degli intervistati che conferma di aver donato per una campagna di crowdfunding”, spiega Valeria Vitali, fondatrice di Rete del Dono. “Molto interessante anche l’esito della ricerca qualitativa, frutto di interviste rivolte a un pool di donatori e prospect donatori under 40. I giovani donatori non si limitano al dono, sono alla ricerca di una relazione più profonda con l’organizzazione destinataria del loro gesto di solidarietà. Donano nella misura in cui trovano spazio per dialogo, trasparenza e chiarezza sul progetto destinatario della raccolta fondi in cui sono stati coinvolti. Ciò conferma che lavorare in un’ottica di donor journey fa la differenza. Chi dona vuole entrare nel merito ed essere coinvolto in prima persona”.

Rimane alta per tutti l’attenzione sull’utilizzo dei fondi raccolti attraverso il fundraising.

Il 71% degli italiani afferma infatti di non prendere in considerazione enti che non permettono loro di verificare come vengano utilizzate le donazioni e i risultati raggiunti grazie ad esse.

Dopo il Covid-19 il futuro del fundraising è sempre più digital

Per le donazioni online continuano a calare le barriere da parte dei donatori stessi, ma è così anche per le organizzazioni non profit?

Nel 37% dei casi i navigatori non si fidano a donare online, ma nel 43% è l’organizzazione che vorrebbero sostenere a non prevedere questa modalità di raccolta fondi.

Quali sono i rischi per le organizzazioni non-profit che non adottano il fundraising?

Il rischio di questo delicato settore è quello di non essere pronto a includere questi trend nelle proprie strategie di fundraising. Per questo motivo bisogna agire subito e agevolare lo sviluppo di tecnologie che semplifichino ulteriormente il processo di inserimento del fundraising all’interno delle strategie già in essere.

“Il 2019 ha mostrato segnali molto incoraggianti verso il mondo della donazione”, conclude Antonio Filoni, Partner&Head of Digital di BVA DOXA. “Di rilievo è soprattutto la crescita dell’online come metodo di donazione che dimostra come il digitale possa davvero essere uno strumento strategico, da affiancare ai tradizionali strumenti di raccolta e di comunicazione. L’anno 2020, con quello che è accaduto a causa del Covid-19, potrà dare un’ulteriore spinta alla digitalizzazione della popolazione. È importante che anche il terzo settore segua in modo deciso questa direzione”.

Cos’è WhatsApp Pay?

WhatsApp, l’applicazione di instant messaging di Mark Zuckerberg introduce una nuova funzione, la possibilità di pagare tramite WhatsApp Pay.

Se ti stai chiedendo cos’è WhatsApp Pay e come funziona, devi sapere che si tratta di un servizio che permette di ricevere e inviare soldi ai tuoi contatti attraverso la classica app di messaggistica istantanea WhatsApp.

Dove è disponibile Whatsapp Pay?

I pagamenti digitali su WhatsApp hanno iniziato a diventare disponibili per gli utenti del Brasile, ma prossimamente il servizio arriverà gradualmente anche nel resto del mondo.

Per quali utenti sarà disponibile?

Il servizio sarà attivo sia per gli account business sia per quelli privati.

I pagamenti effettuati attraverso questa funzione saranno possibili sia tra un’azienda e i suoi utenti, sia tra utenti privati.

Quali sono le differenze di servizio

La differenza principale è nel costo del servizio: gratuito per gli scambi tra semplici “amici” e soggetto a commissioni per quelli di tipo “business”.

Ecco il messaggio pubblicato dall’azienda con a capo Mark Zuckerberg:

«Rendere semplici i pagamenti in modo da aiutare a portare più aziende nell’economia digitale, aprendo nuove opportunità di crescita. Stiamo inoltre rendendo l’invio di denaro ai propri cari facile come l’invio di un messaggio. Poiché i pagamenti su WhatsApp sono abilitati da Facebook Pay, in futuro vorremmo rendere possibile alle persone e alle aziende di utilizzare le medesime informazioni di pagamento in tutta la famiglia di applicazioni di Facebook».

Come funziona WhatsApp Pay

Ma come si paga con WhatsApp?

Per prima cosa sarà necessario associare al proprio account WhatsApp un metodo di pagamento che, almeno per il momento, sembra essere limitato a carte di credito e debito Visa e Mastercard.

In fase di acquisto, al fine di impedire le transazioni non autorizzate, il pagamento in sé verrà gestito attraverso un PIN a sei cifre.

Una funzione che molto probabilmente che verrà resa disponibile in futuro sarà la possibilità di utilizzare come sistema di validazione della transazione il riconoscimento facciale o l’impronta digitale.

La transazione avverrà senza bisogno di lasciare la chat, un messaggio di testo ci informerà sulla somma di soldi inviata o ricevuta.

La funzione WhatsApp Pay sarà integrata alla tastiera di Whatsapp, esattamente come quella dell’invio di foto/video e GIF.

Disponibilità in Italia

Al momento il servizio è in fase di test solamente in Brasile, l’arrivo di WhatsApp Pay in Italia non è stato ancora reso noto.

L’obiettivo di Google è quello di limitare gli annunci che consumano la batteria o dati di rete e migliorare l’esperienza di navigazione per gli utenti.

Quali saranno gli standard per non avere più annunci indesiderati sui nostri dispositivi?

Dopo un secondo semestre in calo per gli annunci di ricerca, Chrome si prepara a introdurre nuovi standard sia per il formato desktop sia per quello mobile.

Come l’emergenza Covid-19 ha accelerato la decisione di Google

L’emergenza degli ultimi tre mesi è stato argomento di riflessione anche per Google, soprattutto a causa del fatto che nel mese di marzo l’azienda abbia perso circa il 7% degli inserzionisti nel settore viaggi, ristorazione e intrattenimento.

Google blocca le pubblicità sul browser Chrome

L’impatto negativo, derivante dalla pandemia che ha colpito gran parte del mondo, sugli investimenti pubblicitari e il crescente uso di internet ha consentito all’azienda Google di rafforzare la propria posizione nel procedere supportando i suoi affari e le necessità dei suoi utenti sempre più numerosi.

Molti dei suoi servizi più famosi hanno ricevuto un importante boost in termini di utilizzo e numero di utenti registrati.

annunci che consumano la batteria 2

Dal motore di ricerca allo shopping, passando per le piattaforme per l’apprendimento e gli strumenti utili per lo smart working.

Milioni di persone durante il lockdown hanno dimostrato un’elevata dipendenza dai suoi servizi.

La promessa di Google

Google ha promesso di bloccare quella pubblicità su Chrome che risulta mal programmata e non ottimizzata per l’uso della rete desktop e mobile.

“Abbiamo recentemente scoperto che una certa percentuale di annunci consuma una quota eccessiva di risorse del dispositivo, come la batteria e i dati di rete, senza che l’utente lo sappia”,

ha spiegato l’azienda in un blog post dello scorso maggio.

Questi annunci (come quelli che servono a minare criptovalute, sono mal programmati, o non sono ottimizzati per l’uso della rete) possono prosciugare la durata della batteria, saturare le reti già sovraccariche, e costano soldi 

ha concluso, preannunciando nuove limitazioni per la pubblicità su Google Chrome.

Cosa farà Google per migliorare le performance di Chrome

Il browser Chrome, sviluppato da Google per essere reattivo e veloce, senza risultare un’esperienza fastidiosa o peggio ancora dannosa, limiterà le risorse che un annuncio display può utilizzare prima che l’utente interagisca con esso.

Quali tipi di contenuti saranno bloccati da Chrome

Banner, video e altri contenuti promozionali che supereranno i 4 MB di dati rete o 15 secondi, su 30-60 di utilizzo totale della CPU.

Questi contenuti passeranno a una pagina di errore che segnalerà all’utente un utilizzo eccessivo delle risorse.

Perché Google ha deciso di bloccare la pubblicità

Bloccare la pubblicità su Chrome è un modo per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti.

Ma cosa cambierà effettivamente?

Al momento, gli annunci che superano la soglia dei 4 megabyte sono solamente lo 0,3% del totale, ossia il 27% di quelli che utilizzano i dati di rete e il 28% che impiegano tutta la CPU degli annunci.

cos'è il social media marketing

Il programma per bloccare gli annunci che consumano la batteria su Chrome

L’obiettivo di bloccare la pubblicità su Google Chrome è programmata per la fine di agosto, il tempo necessario per permettere agli sviluppatori di preparare e incorporare queste nuove soglie all’interno dei loro piani di lavoro.

La sperimentazione partirà in Italia. Prodotti e dispositivi potranno essere pagati in un massimo di cinque rate, ma ci saranno alcune condizioni che gli utenti dovranno rispettare.

Amazon si impegna da anni a rendere sempre più rapidi e veloci gli acquisti dei suoi utenti, soprattutto attraverso il pagamento, una delle fasi più importanti e delicate.

Nonostante Amazon Pay sia ormai diventato uno dei metodi di pagamento ufficiale, inserito in molti siti online, l’è-commerce continua a lavorare anche per migliorare e integrare le soluzioni di acquisto sul proprio sito.

Ha inserito l’opzione di pagamento a rate, che sarà sperimentata per la prima volta proprio in Italia, dove questa opzione di acquisto è ampiamente utilizzata, ma anche per testare le criticità legate ad essa.

La vendita a rate però non sarà subito utilizzabile da ogni utente, ma comparirà presumibilmente in modo casuale tra le varie opzioni di pagamento all’interno del carrello.

Come funziona il pagamento a rate su Amazon : pagamento in 5 rate

pagamenti amazon a rate 2

Sulle pagine di supporto del sito ufficiale, questo metodo di pagamento si applica solo ai prodotti nuovi (sono esclusi gli Amazon Warehouse Deals, cioè l’usato di Amazon) e ai dispositivi Amazon nuovi e ricondizionati certificati, venduti e spediti da Amazon.it.

Il pagamento a rate non sarà disponibile per gli articoli marketplace (venduti e spediti da venditori terzi) e nemmeno per quelli venduti da venditori terzi e gestiti dagli impianti di logistica Amazon.

Sul sito di Amazon si legge:
“Una volta effettuato l’acquisto di un Prodotto o di un Dispositivo di una determinata Categoria di Prodotti o Famiglia di Dispositivi, sarà possibile acquistare un ulteriore Prodotto o Dispositivo della stessa Categoria o Famiglia beneficiando del pagamento a rate mensili solo qualora tutte le rate del precedente piano di pagamento siano state saldate

Va tenuto conto quindi che se volessimo acquistare un prodotto a rate e in seguito acquistarne un altro, sempre con pagamento rateale su Amazon, dovremmo prima aver terminato di pagare tutte le rate del prodotto precedente.

Inoltre l’account dell’utente dovrà essere attivo da almeno un anno, con una carta di credito o di debito valida associata all’account (non pre-pagata e con scadenza non prima di 20 giorni dopo la data di scadenza dell’ultima rata), oltre a presentare una buona cronologia di pagamenti su Amazon.it.

Una serie di precauzioni, quindi, con cui l’azienda intende tutelarsi dai possibili rischi di questa sperimentazione.

pagamenti amazon a rate 3

Questo metodo di pagamento non sarà disponibile, inoltre, laddove non visualizzato nella pagina di dettaglio dell’articolo.

E ancora sul sito leggiamo che: “Ti verrà addebitato l’intero prezzo (IVA inclusa) dell’articolo idoneo selezionato in cinque rate mensili uguali (a condizione che, se il prezzo intero non è equamente divisibile in cinque rate, l’importo dell’ultima rata potrebbe essere inferiore). A questo metodo di pagamento non si applicano interessi o oneri finanziari. Potrebbero comunque essere applicati eventuali interessi, oneri finanziari o commissioni se previsti dal tuo istituto di credito emittente il metodo di pagamento su cui sono addebitate le rate mensili. Qualsiasi commissione relativa all’ordine (come spese di spedizione e/o regalo) sarà dovuta e addebitata integralmente come parte della prima rata mensile al momento della conclusione dell’ordine. L’IVA applicabile verrà ripartita nelle cinque rate mensili”.

Le rate mensili saranno addebitate secondo uno schema chiaro e di facile lettura:

Infine,  in qualsiasi momento sarà possibile saldare in anticipo l’importo della rata successiva o l’intero saldo residuo per l’ acquisto del prodotto o del dispositivo, effettuando il relativo pagamento nella pagina dedicata ai tuoi pagamenti a rate.

Con il termine ottimizzazione (in lingua inglese Search Engine Optimization, in acronimo SEO) nel linguaggio di internet si intendono tutte quelle attività finalizzate ad ottenere la migliore rilevazione, analisi e lettura del sito web da parte dei motori di ricerca attraverso i loro spider, grazie ad un migliore posizionamento.

Cosa è la SEO: Descrizione generale

L’attività SEO consente un facile reperimento del sito da parte degli utenti che cercano sui motori e normalmente determina l’aumento del volume di traffico qualificato (utenti specificamente interessati) che un sito web riceve tramite i motori di ricerca.

Tali attività comprendono l’ottimizzazione della struttura del sito e degli url (url optmization), dell’accessibilità delle informazioni da parte dei motori degli utenti, spider (robot and sitemap optimization) sia del codice sorgente (code and error optimization), degli approfondimenti link (link optimization), la presenza delle immagini, della pagina web, sia dei contenuti.

L’ottimizzazione è parte di un’attività più ampia, il Web marketing (marketing del web e dei motori di ricerca), differente dal Search Engine Marketing (SEM), che invece è una specifica branca del Web marketing che riguarda l’attività di acquisto di traffico svolta nei principali motori di ricerca (detta anche Adwords marketing).

Nonostante questo si può ritenere che le tecniche di attività di SEO e quelle di SEM non differiscono in modo basilare, bensì hanno numerosi punti in comune.

La caratteristica saliente che li differenzia è solamente l´investimento monetario per il SEM e la “gratuità” delle campagne SEO.

L’attività di ottimizzazione per i motori di ricerca comprende varie operazioni tecniche che vengono effettuate sul codice HTML (incluso il markup) e sui contenuti delle pagine web del sito, nonché sulla struttura ipertestuale complessiva (tecnologie di interazione comprese).

Indispensabile è anche l’attività esterna al sito, solitamente effettuata con tecniche di link building, diffusione di comunicati stampa e campagne di article marketing di qualità.

La figura professionale specializzata in ottimizzazione è il SEO (search engine optimizer, ottimizzatore per i motori di ricerca – che ha il medesimo acronimo dell’attività che svolge).

In siti di dimensioni elevate, o particolarmente complessi, il SEO resta in stretto contatto con il team di lavoro, necessitando a seconda degli elementi trattati di specifiche professionalità che difficilmente possono ricadere in una singola persona.

L’ottimizzazione di un sito è funzionale al suo posizionamento nelle pagine di risposta dei motori, che a sua volta è funzionale alla visibilità dei prodotti/servizi venduti.

Pratiche per l’ottimizzazione delle pagine

Per quanto riguarda la struttura HTML, parte dell’ottimizzazione consiste nel:

  • Inserire i contenuti importanti all’inizio del codice HTML;
  • Usare I tag HTML il più possibile attinenti alla struttura dei contenuti presentati (semantico) e verificare sempre che il codice delle pagine sia formalmente valido. Può essere utile confrontarsi con le specifiche WCAG per rendere i contenuti meglio “accessibili” anche per i crawler;
  • Differenziare opportunamente i titoli delle varie pagine di un sito, renderli chiari e coerenti con il contenuto della pagina: dovrebbero contenere le parole chiave di maggior peso;
  • Evitare di inviare informazioni incontrollate o inutili (potenzialmente dannose) tramite tag <meta>: i browser le ignorano, i crawler no;
  • Evitare l’utilizzo di JavaScript per gestire la navigazione, perché il crawler non interpreta gli script e non seguirà questi collegamenti. Usare invece collegamenti standard inserendo tag <a> con l’attributo <href>. I browser delle ultime generazioni non avranno problemi a gestire link contenenti sia un indirizzo in href che una chiamata a JavaScript in un gestore di evento onClick: se quest’ultima è ritenuta indispensabile, è possibile inserirla ed essa verrà eseguita invece del collegamento vero e proprio. È importante ricordarsi di inserire comunque anche il collegamento tramite l’attributo href, a beneficio di browser non standard, browser accessibili, e crawler.

Riguardo alla gestione del server e degli URL, invece:

  • Possibilmente, scegliere anche l’URL della pagina in modo che contenga le parole chiave più probabili, ovvero che sia descrittivo e possibilmente somigliante al titolo della pagina stessa;
  • Evitare se possibile l’invio di parametri per un’eventuale applicazione lato server tramite l’inserimento di un’interrogazione (query) nell’URL della pagina, ossia la presenza di coppie parametro=valore dopo un punto di domanda, dopo l’indirizzo della pagina (http://www.sito.it/percorso/pagina?parametro=valore). Alcuni motori di ricerca scaricheranno e indicizzeranno solo la pagina base, senza tener conto della query;
    • inoltre, se l’interrogazione contiene informazioni specifiche sulla sessione (per esempio Session ID, che cambiano per ogni visitatore) nemmeno Google ottiene un URL univoco per la pagina, e può trarne le più disparate conclusioni negative. Per questo tipo di informazioni è opportuno usare i cookie;
  • Evitare l’utilizzo di redirect non HTTP (attraverso tag <meta http-equiv=”refresh”>), perché non è detto che il motore di ricerca li segua. È anche diffusa l’idea che la loro presenza possa penalizzare il Link Analysis Ranking di una pagina. Attuare invece ogni redirezione con una risposta HTTP di reindirizzamento (codici 3xx); inoltre, ogni redirezione effettuata tramite tag <meta http-equiv=”refresh”> è contraria ai paragrafi 7.4 e 7.5 delle WCAG 1.0;
  • Evitare se possibile di servire contenuti differenziati ai crawler (Cloaking) tentando di riconoscerne la stringa di User agent o l’IP del bot che scansiona le nostre pagine.
    È una pratica potenzialmente dannosa che espone (in casi estremi) al rischio concreto di cancellazione dagli indici dei motori e nella maggior parte degli altri casi ad una mancata valorizzazione delle pagine interne di un sito; qualora questo non fosse possibile per ragioni tecniche (per esempio fornire dei contenuti statici di un sito realizzato interamente in Flash), ma fosse necessario implementare una staticizzazione dei contenuti, è preferibile gestirla client-side, mediante l’uso di cookie di sessione.
  • Implementare i file robots.txt e sitemap.xml per indicare ai crawler dei motori di ricerca quali contenuti indicizzare e quali escludere dal processo di indicizzazione.

L’ottimizzazione per Google

Nei primi anni Duemila il celeberrimo motore di ricerca Google ha introdotto un elemento di novità nell’approccio al problema dell’indicizzazione del web, il PageRank, unalgoritmo di valutazione della rilevanza di una pagina basato su concetti matematici.

Nel decennio successivo questo valore ha perso progressivamente importanza. Oggi è considerato uno dei tanti parametri di cui tener conto (e non il più importante).

Robert Metcalfe (inventore di Ethernet), ha definito tale algoritmo come “l’effetto della rete” (network effect): una rete è tanto più utile quanto più elevato è il numero dei suoi utenti.

Google indicizza una pagina basandosi sui suoi contenuti e sui link che puntano ad essa.

Non solo: utilizza anche 200 valori segreti (o almeno lo sono la maggior parte di essi), che interagiscono mediante l’algoritmo di Google per definire la qualità e vari altri fattori contenuti nei siti (e nei blog, oltre che nei servizi utili nel web).

Nelle varie informazioni che è necessario conoscere per arrivare nelle vette dell’ottimizzazione per Google è necessario che il proprio sito possa essere SEO friendly, ovvero che possa essere riconosciuto come sito o blog facilitato per quanto riguarda la lettura dei bot dei motori di ricerca.

Ciò avviene prestando particolare cura a molti degli elementi che si trovano in ogni pagina di un sito web, e di ogni documento caricato sul web.

Ottimizzazione delle immagini

La ricerca per immagini è il secondo tipo di ricerca effettuato su Google.

Per fare in modo che anche le immagini siano indicizzate e ricercabili dai motori di ricerca, l’immagine deve avere una url che descrive il contenuto dell’immagine stessa (es: /images/mobile_rosso.jpg).

Ci deve essere un ALT TAG di descrizione (quello che appare come descrittivo dell’immagine).

Altre informazioni possono essere introdotte in TITLE e in Caption (una tabella che ha lo scopo di descrivere l’immagine e viene utilizzata dai principali cms).

Le principali web app specifiche sulle immagini sono in grado di configurare questi campi utilizzando i relativi campi EXIF.

Ottimizzazione per file PDF

L’ottimizzazione dei documenti in formato PDF prevede alcuni interventi al momento della creazione del file.

Gli elementi più importanti da compilare correttamente ai fini del posizionamento sulle SERP di un documento PDF sono:

  • il nome del file, se è composto da più chiavi utilizzare il trattino per separarle; ad esempio, se il file PDF parla di animali domestici utilizzeremo il seguente nome file: animali-domestici.pdf
  • le proprietà interne al documento: cliccare su “File” – “Proprietà” e compilare necessariamente “Titolo”, “Oggetto” (che sarebbe la description), “Autore” (potete mettere il nome del sito) e “Parole chiave”.
  • Il titolo all’interno del documento: se il documento non dovesse avere un titolo, sarà Google ad attribuirne uno. Meglio, quindi, indicare il titolo che si vuole dare al documento utilizzando per il font: Verdana, Italico e Centrato.

Per quanto riguarda l’inserimento di un link cliccabile all’interno delle pagine, si noti che un file pdf viene letto da Google come una sorta di pagina web a sé stante e risulta, pertanto, un backlink al proprio sito.

L’importante è tematizzare il link, cioè inserire l’esatta pagina di riferimento.

Per esempio, se abbiamo un PDF che parla di animali domestici su un portale di animali, sarà meglio inserire il link alla pagina che parla esattamente di quelli domestici.

fonte : Wikipedia

Google immagini mette in mostra questa sua interessante funzione, già presente in precedenza ma più nascosta e forse poco utilizzata.

Cos’è Google Immagini

Si tratta di una sezione del motore di ricerca più famoso del web dedicata alla ricerca delle immagini.

In questa sezione è possibile trovare grafiche, foto, immagini animate (.GIF) e altri tipi di file utili a fare ricerche relative a prodotti da acquistare e per temi precisi.

Google Image consente di trovare anche foto gratuite e immagini con licenza creative commons.

Come funziona

Il funzionamento è abbastanza semplice. È possibile in un primo caso usare direttamente la home page del servizio e digitare la parola chiave che corrisponde all’immagine.

In alternativa si può usare il motore di ricerca e poi cliccare sulla voce immagini.

In questo modo si otterranno una sequenza di immagini basate sul termine specifico o su una frase chiave inserita sul motore di ricerca.

Ovviamente il funzionamento di Google immagini, così come tutti i servizi del colosso di Mountain View, è stato ottimizzato per l’utilizzo su smartphone e desktop.

A proposito, come funziona la ricerca per immagini Google dal cellulare?

In realtà non cambia molto: puoi andare nella home page e digitare la tua query.

Il nuovo filtro di Google immagini

Ci aiuta attraverso un nuovo interessante filtro, cerca immagini per diritto di utilizzo, che vi permetterà di trovare queste immagini in un attimo.

Quali sono i passaggi per trovare le immagini liberamente utilizzabili?

Per prima cosa dovrete raggiungere la sezione Immagini, inserire una parola chiave, cliccare su “Strumenti di ricerca” e selezionare “Diritti di utilizzo”. Compariranno poi cinque voci:

  • Non filtrare in base alla licenza
  • Immagini Contrassegnate per essere riutilizzate con modifiche
  • Contrassegnate per essere riutilizzate
  • Immagini Contrassegnate per il riutilizzo non commerciale
  • Contrassegnate per il riutilizzo non commerciale con modifiche
cerca immagini per diritto di utilizzo

Come funziona il sistema di previsione di Amazon

Amazon con il suo nuovo sistema cercherà di prevedere i tuoi acquisti. Usando lo storico degli acquisti gli sarà possibile anticipare gli ordini di alcuni suoi clienti abitudinari.

L’obiettivo alla base della strategia

Si tratta di una nuova strategia per la gestione delle consegne. L’obiettivo è di attivare anticipare la spedizione per una serie di prodotti che probabilmente l’acquirente  acquisterà sul portale di Amazon.

Amazon sostiene di essere in grado di accorciare i tempi di consegna e portare i clienti a non acquistare nei negozi tradizionali.

Il processo esecutivo

In pratica cosa accadrà, che i magazzini avvieranno la procedura di spedizione prima dell’ordine effettivo, indicando solo la zona di consegna.

Successivamente il pacco passerebbe dal magazzino principale a un deposito in attesa di ricevere l’ok.

Qualora il cliente non eseguisse l’acquisto, Amazon avrebbe ancora la possibilità di informarlo riguardo uno sconto speciale senza perdere del tutto l’operazione.

Questa è una modalità che per ora non sarà applicabile a tutti i clienti, ma solamente a quelli più abitudinari, che quindi risultano maggiormente prevedibili.

Vedremo se questa nuova strategia adottata dal colosso delle consegne gli porterà dei vantaggi o meno e se potrà essere estesa a tutte le tipologie di clienti.

Amazon-magazzino