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Che cos’è esattamente un iPad Pro? E perché comprare un iPad Pro per lavoro?

Perché iPad

iPad ha tutto quello che cerchi in un computer, e anche un sacco di cose che da un computer non ti aspetti. Scopri perché il tuo prossimo computer potrebbe proprio essere un iPad.

Apple

Quali sono i modelli vecchi e nuovi, quelli che ancora oggi possiamo comprare e che (sopratutto) dovremmo considerare?

In origine fu iPad, poi arrivò iPad Air, seguito da Ipad mini e poi la svolta ci fu con l’arrivo di iPad Pro.

L’offerta nel campo dei tablet di Apple negli ultimi anni sta diventanto sempre più ampia.

In cima alla lista si trova l’iPad Pro, il dispositivo più importante e potente ma anche sfortunatamente più costoso.

Lo schermo più grande rispetto ai fratelli minori, lo pongono come la sola vera e valida alternativa a un “vero” computer.

Differenze tra iPad Pro e iPad

Per quanto riguarda sistema operativo e funzioni di base, iPad e iPad Pro sono assolutamente uguali.

Sono due tablet basati sul sistema operativo iPadOs che funzionano mediante input touch (su schermo capacitivo).

Eseguono gli stessi programmi, le famose APP, per svolgere gli stessi compiti.

La differenza risiede nelle componenti hardware interne, nella potenza, nelle dimensioni e negli accessori compatibili.

Senza dimenticare il target di pubblico a cui si rivolgono, anch’esso molto diverso.

iPad ha uno schermo da 10,2 pollici, mentre iPad mini uno schermo da 7,9 pollici

Questi due prodotti nascono essenzialmente come strumenti per uso domestico e scolastico, per coloro che usufruiscono di contenuti principalmente web, come Internet, video, giochi, messaggi e comunicazione e libri.

L’iPad Pro si rivolge invece ai professionisti come designer, architetti, ingegneri, creativi.

Ipad Pro è un dispositivo per chiunque abbia intenzione di produrre contenuti oltre che fruirne semplicemente.

Con il lancio di iPad Pro, Apple ha spostato l’asticella più in alto, avvicinando l’iPad al bisogno di chi usa professionalmente un computer portatile, o a volte addirittura una workstation.

Il supporto di periferiche a di accessori specificatamente orientati in questo senso ha accentuato questa nuova concezione di strumento per il lavoro.

Il primo iPad Pro e le versioni successive

Il primo iPad Pro è stato lanciato a settembre 2015.

Nel 2017 fu lanciata una nuova versione, mentre tra il 2015 e il 2017 ci furono anche due versioni più piccole di iPad Pro con dimensioni differenti.

iPad Pro del 2015

Il primo modello di iPad Pro arrivò in Europa nel novembre 2015.

La sua caratteristica peculiare rispetto agli altri modelli era la superficie disponibile per lavorare, costituita da un display da 12,9 pollici da 2732 x 2048 pixel con una densità di 264 ppi.

Ipad Pro presentava una nuova porta denominata Smart Connector, che serviva a collegare una tastiera senza bisogno che fosse alimentata separatamente. L’energia veniva prelevata direttamente dal Tablet, fornendo un bel vantaggio in termini di traspostabilità.

Le specifiche tecniche includevano anche un processore l’A9X, derivato da quello dell’iPhone 6s con istruzioni grafiche specifiche.

La memoria di archiviazione del disco interno per la prima volta arrivava fino a 256 GB.

Apple annunciò anche lo strumento più rivoluzionario degli ultimi anni, la Apple Pencil di prima generazione, (Apple Pencil 1) poi resa compatibile praticamente con tutti gli iPad anche quelli non Pro.

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Il primo iPad Pro rilasciato nel 2015

Conviene comprare oggi un iPad Pro del 2015?

iPad Pro è ancora oggi compatibile con iPadOS 14 e molto probabilmente lo sarà anche con iPadOS 15, ma consiglio di comprare un iPad Pro 2015 solo se lo si trova ad un prezzo molto basso, o più per collezionismo.

Il suo ciclo vitale oggi risulta estremamente breve, quindi vale la pena spostarsi su modelli più recenti, o in alternativa a modelli come il nuovo iPad di 8° generazione.

In particolare potete esplorare eBay, ma a meno di un super affare sarebbe meglio pensare bene prima di investire del denaro.

Si tratta di una tablet ormai troppo datato.

Probabilmente si possono trovare iPad Pro più recenti o iPad non pro, capaci di fare le stesse cose di un iPad Pro 2015 e con supporto completo per almeno 5 anni.

iPad Pro da 9,7 pollici (2016)

Apple lancio un iPad Pro con schermo da 9,7 pollici (2048 x 1536 a 264 ppi).

Questo iPad Pro era internamente simile alla prima generazione del modello Pro da 12,9 pollici, con lo stesso processore e gli stessi tagli di memoria.

La differenza era un display di qualità migliore con supporto alla funzione True Tone, una maggiore luminosità di picco (500 nits contro 400 del modello da 12,9), e una camera posteriore da 12 MP (contro gli 8 MP del Pro 1° Gen) e un’apertura di f2.2.

Come sul modello precedente era presente Smart Connector su un lato per il collegamento di una Smart Keyboard.

Conviene comprare un iPad Pro da 9,7 pollici?

Se il prezzo è basso, potete pensarci come una alternativa ad un iPad 10,2.

Ha uno schermo più piccolo ma qualitativamente migliore è più leggero e ha fotocamere, quella frontale inclusa, a maggior risoluzione (e buone anche per il video).

Anche l’audio con 4 altoparlanti invece di due, offre una esperienza superiore.

Ma tenete conto che ha una velocità inferiore a causa del processore A9X che è molto meno potente dell’A12 dell’iPad 10,2.

In alternativa potreste spostarvi su un iPad mini, che mantiene dimensioni contenute, Chip A12 Bionic, Autonomia fino a 10 ore e compatibilità con la Apple pecil di 1° generazione.

iPad Pro 12.9 del 2017

Apple nel 2017 a giugno, rinnovò il primo modello di iPad Pro da 12.9 pollici.

Si trattava della seconda generazione del primo tablet, che ne ricalcava completamente il design.

La CPU era ancora una volta la differenza principale tra i due modelli.

Nel 2017 Apple scelse il chip A10X Fusion, naturalmente più potente, tanto potente da portare iPad Pro a rivaleggiare con un iMac di allora.

Anche lo schermo è stato migliorato e fu introdotta la tecnologia Pro Motion 120 Hz, per gestire in modo dinamico la frequenza di aggiornamento dello schermo.

La luminosità arrivava fino a 600 nits, contro i 400 nits del modello del 2015.

I tagli di memoria massima arrivavano a 512 GB.

Conviene acquistare un ipad Pro 12.9 del 2017?

Quando si parla di acquistare un iPad Pro 12.9, valgono tutte le considerazioni fatte per l’iPad Pro 2015.

Apple supporta ancora pienamente il tabler, ma le sue specifiche tecniche evidenziano quanto si tratti di un dispositivo ormai datato e purtroppo non compatibile con la maggior parte delle perifiche più interessanti.

Compratelo esclusivamente se si tratta di un affare irripetibile.

In caso contrario ci sono iPad più recenti che potrebbero costare meno e avere prestazioni migliori in tutti i sensi.

Ti suggersico di guardare i nuovi modelli di Ipad Air presentati nel 2020, con caratteristiche innovative e uniche per questa fascia di prodotti.

Questo modello di tablet è sicuramente il giusto compromesso per chi desidera avere il massimo della potenza e il massimo della comodità.

iPad Pro 2018

Nell’ottobre del 2018 il tablet giunse alla sue terza generazione..

I due modelli presenti, quello da 12,9 e quello più piccolo da 11, vennero unificati sotto tutti i profili.

Apple eliminò completamente il pulsante frontale passando all’autenticazione mediante Face ID; questo permise la riduzione delle cornici e delle dimensioni e del peso nel modello da 12,9 pollici.

Apple con il lancio degli iPad Pro del 2018 tolse il connettore Lightning a favore di quello USB-C che permette una ricarica fino a 30W, introduceva il supporto alla Apple Pencil 2, che si ricaricava anche attraverso un connettore magnetico, e permetteva la compatibilità con la la Smart Keyboard Folio, che consentiva all’utente di trasformare il tablet in sorta di un notebook con iPadOS.

L’anno dopo sarebbe poi arrivata la Magic Keyboard per iPad con una nuova tastiera con Trackpad che sarebbe poi arrivata l’anno dopo.

comprare un iPad Pro 2018 per lavoro
iPad Pro 2018

Entrambi i nuovi iPad Pro, usavano un processore A12X, una versione a otto core del processore visto su iPhone XS.

Questo processore aveva prestazioni superiori a quelle dell’A13 che Apple avrebbe rilasciato qualche mese dopo, a settembre del 2019.

Tra le altre novità una memoria fino ad 1TB, per la prima volta su dispositivo Apple e lo schermo Liquid Retina che, sebbene sulla carta avesse stessa risoluzione e densità di pixel del primo modello secondo Apple offriva prestazioni superiori.

Conviene comprare un iPad Pro 2018?

Per quanto sia azzardato consigliare l’acquisto di un iPad Pro 2015 e 2017, ritengo si possa cominciare a valutare l’acquisto di un iPad 2018 al posto di un più recente modello 2020.

Questo modello ha qualche minimo vantaggio derivante dal processore più performante e dal sensore LiDAR.

Al contempo al momento è ancora abbastanza facile trovare iPad Pro 2018 nuovi o pochissimo usati che si presentano con sconti anche sensibili rispetto ai modelli 2020.

Tenete  però conto che anche gli iPad Pro 2020 al momento attuale possono essere acquistati specialmente su Amazon a prezzi ottimi, spesso sono ribassati del 10%, non è neppure impossibile trovarli anche con sconti vicini al 20%.

Si deve anche considerare che tra i prodotti comparabili sotto molti profili con un iPad Pro 11″ c’è il nuovo iPad Air 2020.

comprare un iPad Air per lavoro
Novità Apple iPad Air (10,9″, Wi-Fi, 64GB)

A fronte di uno schermo con dimensioni praticamente identiche (10.9 pollici) solo un pochino meno luminoso e processore marginalmente più lento, si trova la versione da 256 GB che costa 839 euro.

è molto improbabile riuscire a trovare un iPad Pro 11″ 2018 anche usato e in buone condizioni con questa memoria ad un prezzo più basso.

iPad Pro 2020

Le differenze rispetto all’anno precedente risiedono come sempre più spesso accade in soli due elementi : il processore e la fotocamera.

Il processore A12X

iPad Pro 2020 ha sostituito il processore A12X Bionic con un processore A12Z Bionic.

Apple non ha mai dettato chiaramente le differenze tra  un A12X e un A12Z.

Analisi di terze parti hanno evidenziato la presenza di un core in più per il calcolo grafico (è stato abilitato l’ottavo core che nell’A12X era disabilitato).

iPad Pro 2020 offre quindi delle prestazioni quasi identiche a quelle di un iPad Pro 2018: 1114 nel singolo core e 4654 nel multicore contro 1113 e 4608 multi-core.

Questi punteggi lasciano un po’ il tempo che trovano, poichè l’esperienza d’uso è molto simile per entrambi i modelli.

Solo i lavori più pesanti godono della maggior quantità di potenza del modello più recente.

Nuova fotocamera con LiDAR

La vera novità di iPad Pro 2020 risiede nel modulo fotografico posteriore.

Non solo, per la prima volta, Apple mette una seconda camera su un iPad, rendendolo così un camera tablet grazie al grandangolo da 12MP affiancato al sensore ultra‑grandangolo da 10MP, ma introduce anche un scanner LiDAR, in grado di rilevare la distanza e la profondità, che in abbinamento al nuovo comparto fotocamere e ARKIT, rende per la prima volta possibili nuove funzioni nel campo della fotografia e soprattutto della realtà aumentata.

Gli sviluppi pratici di questo scanner sono molte anche se molte di queste non ancora tradotte in pratica. Apple ha mostrato la capacità, in combinazione con l’app Complete Anatomy, di misurare in tempo reale l’intervallo di movimento in un braccio.

Altri filmati fanno vedere come inizialmente come iPad Pro 2020 è grado di trasformare un salotto con un po’ di spazio libero in un perfetto scenario di gioco di Hot Lava, in cui divano, tavolino e pavimento risultavano perfettamente integrati nell’azione del protagonista del gioco.

L’app Shapr3D risulta in grado, sfruttando il sistema LiDAR di iPad Pro, di scansionare una stanza e convertirla in un modello 3D accurato, che poteva quindi essere modificato per diversi utilizzi professionali in realtà aumenta.

Ci sono poi potenzialità nell’ambito di shopping online, come ad esempio mostrato con l’app IKEA Place ancor più precisa nel mostrare mobili, cuscini e altri complementi di arredamento all’interno della propria casa.

iPad Pro 12,9 (4th gen.) e iPad Pro 11 (2nd gen.)

Parlare delle differenze tra iPad Pro 12,9 di quarta generazione e iPad Pro 11 di seconda generazione equivale a parlare delle differenze tra tra iPad Pro 12,9 di terza generazione e iPad Pro 11 di prima generazione.

Stanno tutte nello schermo che genera un differente target di utilizzo.

Chi ha bisogno di uno schermo più grande a dispetto della trasportabilità sceglierà la versione da 12,9 pollici, tutti gli altri potranno tranquillamente adottare la versione da 11 pollici che rappresenta un eccellente compromesso tra dimensioni e funzioni con la stessa potenza di un iPad da 12.9 pollici

Vantaggi di avere un iPad Pro

Sincronizzazione del sistema operativo

La cosa migliore di iOS, se hai un iPhone o un Mac, è la sincronizzazione tra dispositivi. La linea equivalente di Apple MS Office.

Come le applicazioni iWork, Pages, Keynote e Numbers , funziona sia su Mac che su PC (ne parleremo più avanti).

Tutti i documenti su cui lavori sono sincronizzati tramite iCloud (vedremo di più su Cloud Storage di seguito).

Cloud Storage

Data la portabilità e l’accessibilità wireless dell’iPad, è una buona idea basare il flusso di lavoro sul cloud storage.

Naturalmente, dipende se la tua azienda ha una politica di archiviazione dei file , quindi potresti dover salvare i file al volo per lavorarci su un iPad.

Produttività

Le applicazioni di produttività possono fare riferimento a gruppi di prodotti di una società specifica, come Apple, Microsoft o Google.

Possono fare riferimento ad applicazioni uniche e utili come Evernote o Todoist.

Entrambi, a proposito, sono ottime applicazioni per organizzare il tuo lavoro, prendere appunti e contrassegnare le cose in modo catastrofico mentre procedi.

Strumenti di produttività Apple per iPad

Se invece desideri utilizzare gli strumenti di produttività di Apple, riflettono Word, Excel e PowerPoint: Pages, Numbers e Keynote.

Funzionano in modo eccellente in tutto l’ecosistema Apple, quindi se sei anche un utente Mac e iPhone, potrebbe essere preferibile utilizzare le applicazioni Apple invece di includere i prodotti Microsoft, dipende anche da cosa preferisci usare.

Videoconferenza

Quando arriverà l’aggiornamento di iOS 12, in FaceTime sarà disponibile una nuova funzionalità che consentirà conversazioni video con un massimo di 32 persone.

Fino ad allora, il posto migliore per iniziare è Skype.

Esistono molte applicazioni di videochiamata gratuite utili per lavorare su un iPad.

Accesso desktop remoto

C’è anche una tecnologia utile che ti consente di accedere in remoto a tutto il tuo computer dal tuo iPad.

Mentre il computer è acceso, anche se ci si trova a molte miglia di distanza dal lavoro, è possibile utilizzare un’applicazione di accesso remoto per controllare letteralmente il computer e visualizzarlo sul tablet.

Ti consiglio questo modello

Conviene comprare un iPad Pro 2020?

Comprare un iPad Pro adesso dipende dalle prospettive che si hanno.

Se siete di fronte una urgenza, comprate: in fondo questo è il più moderno e potente degli iPad in commercio, ma tante conto che è ormai prossimo l’arrivo della generazione 2021, che andrà a sostituire la versione lanciata lo scorso anno, presumibilmente agli stessi prezzi.

Non si sa però quando la presentazione potrebbe avvenire né si conoscono le reali differenze rispetto ad un iPad 2020.

Per indicizzare correttamente un sito web è necessario implementare la crawlability, per aiutare i motori di ricerca a scansionarlo.

Perchè un sito risulta indicizzato male?

  • Se un sito non è ben indicizzato, spesso si tratta di un problema di crawlability, ovvero di leggibilità per il motore di ricerca
  • I problemi più comuni che ostacolano l’indicizzazione di un sito sui motori di ricerca riguardano la fase di scansione o crawling
  • Saper ottimizzare il crawl budget vuol dire saper orientare la lettura del sito da parte di Google in base ai contenuti più rilevanti

Chi si occupa di SEO ha come obiettivo principale quello di posizionare le pagine del proprio sito (o quello di un cliente) nella prima pagina della SERP, perchè è lì che aumentano molto le probabilità che queste pagine vengano cliccate.

Per raggiungere questo obiettivo i contenuti presenti nella pagina devono soddisfare la query (la domanda”) inserita nella barra del motore di ricerca.

Dal punto di vista della SEO tecnica, significa rendere le pagine del sito ben leggibili dal crawler del motore di ricerca.

Cos’è il web crawler e a cosa serve

Il crawler, anche chiamato web crawler o spider, è un bot del motore di ricerca che scansiona periodicamente tutti i contenuti presenti nel web, per raccogliere informazioni dalle pagine analizzate e aggiungerle al suo indice.

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Web Crawler Architecture

Fasi di indicizzazione di un sito web

L’indicizzazione di un sito web si svolge in 3 fasi:

  • Scansione (crawling);
  • Indicizzazione (indexing);
  • Posizionamento (ranking).

Il crawling è la prima fase dell’indicizzazione, in cui tutti i contenuti presenti all’interno del web vengono passati in rassegna e ordinati all’interno di un database da un bot, che li classifica soffermandosi su questi elementi:

  • SEO title
  • Meta description
  • Alt text delle immagini
  • Le parti del testo evidenaziate in grassetto o in corsivo
  • I link.

Il crawler si sposta tra le pagine del sito seguendo i link interni, utilizzandoli per costruire una mappa del sito e per creare una gerarchia interna, basata sul numero di collegamenti.

Il processo di crawling è iterativo, il che vuol dire che lo spider ritorna a intervalli regolari su pagine già scansionate alla ricerca di variazioni e nuovi contenuti.

Il crawler salva l’ultima versione ogni volta che si aggiorna il sito.

Cosa sono la crawlability e l’indexability?

Questa è la definizione fornita da Google:

I crawler guardano le pagine web e seguono i link su quelle pagine, proprio come faresti tu se stessi navigando sul Web. Passano da link a link e riportano i dati su tali pagine web ai server di Google.

Matt Cutts, ex ingegnere di Google, nel 2010 ha pubblicato un video interessante che spiega in dettaglio il processo di ricerca.

Come funziona la ricerca su Google

Entrambi questi termini si riferiscono alla capacità di un motore di ricerca di accedere e indicizzare le pagine su un sito web per aggiungerle al suo indice.

La crawlability descrive la capacità del motore di ricerca di accedere ad un sito ed eseguire la scansione del contenuto di una pagina.

Se un sito non presenta problemi di scansione, allora i web crawler possono accedere a tutti i suoi contenuti facilmente, seguendo i collegamenti tra le pagine.

L’indexability, invece, si riferisce alla capacità del motore di ricerca di analizzare e aggiungere una pagina al suo indice.

Anche riuscendo a scansionare un sito, Google potrebbe non essere in grado di indicizzare tutte le sue pagine a causa di eventuali problemi di indicizzazione.

Ottimizzare il crawl budget

Come abbiamo spiegato, crawlability vuol dire leggibilità di un sito web da parte del crawler.

Se il crawler è in grado di accedere a una pagina web e la scansiona correttamente significa che il sito è stato ottimizzato correttamente, altrimenti ignifica che sono presenti uno o più problemi di indicizzazione che ne bloccano il processo.

Nel caso in cui si verificasse questa situazione, il sito potrebbe non comparire all’interno dei risultati di ricerca organici (di Google o di altri motori di ricerca).

3 consigli per migliorare il web design del tuo sito aziendale
Web design

Il processo di indicizzazione dà priorità ad alcune pagine rispetto ad altre.

È importante sottolineare che non è necessario che tutte le pagine del tuo sito web vengano scansionate: la pagina dei contatti è inutile ai fini dell’indicizzazione, poiché riservata solo a una parte di utenti.

Per ottimizzare il crawl budget o budget di scansione, puoi contrassegnare le pagine meno rilevanti con il tag noindex, orientare la lettura con i tag canonici, limitarne la lettura mediante il set-up del file robots.txt.

Problemi di crawlability : quali sono i più comuni?

Se il tuo sito non risulta indicizzato correttamente e non hai un ritorno in termini di traffico, nonostante siano state usati creati contenuti pertinenti e usate keyword corrette, è molto probabile che si tratti di un problema di scansione.

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crawlability problemi

Struttura del sito

Se il tuo sito presenta pagine che non sono linkate da nessun’altra parte, i web crawler potrebbero avere difficoltà ad accedervi.

Potrebbero comunque trovare quelle pagine tramite link esterni, a condizione che qualcuno faccia loro riferimento.

Struttura dei link interni

Una buona struttura interna dei link consene ai crawler di raggiungere rapidamente anche le pagine più nascoste di sito.

Una struttura scarsa o errata potrebbe inviarli in un vicolo cieco, con la conseguenza che a un crawler mancherebbero alcuni contenuti.

Errori del server

Problemi del server e redirect impediscono ai web crawler di accedere correttamente a tutti i contenuti del sito.

É necessario controllare periodicamente la presenza di segnalazioni di errori sul server.

Redirect in loop

I redirect delle pagine interrotte bloccano i crawler nel processo di ricerca delle pagine.

Questo comporta inevitabilmente dei problemi di crawlability.

Script non supportati e altri fattori tecnologici

Script come Javascript o Ajax possono bloccare i contenuti ai web crawler, quindi alcuni problemi di scansione potrebbero derivare dal tipo di tecnologia usata su un sito.

Blocco dell’accesso del crawler web

Infine, puoi bloccare deliberatamente l’accesso ai web crawler per non far indicizzare delle pagine sul tuo sito.

E ci sono alcune buone ragioni per farlo.

Ad esempio, potresti aver creato una pagina a cui vuoi limitare l’accesso pubblico.

Per farlo dovresti bloccare l’accesso anche ai motori di ricerca.

Tuttavia, è facile bloccare anche altre pagine per errore.

Un semplice errore nel codice, ad esempio, potrebbe bloccare l’intera sezione del tuo sito.

URL bloccati da Robots.txt

La prima cosa che un bot cerca sul tuo sito è il tuo file robots.txt, all’interno del quale puoi indirizzare il crawler, specificando “non consentire” sulle pagine che non desideri vengano scansionate.

Il file robots.txt è molto spesso la causa dei problemi di scansione di un sito.

Se le sue direttive sono errate, possono impedire a Google di eseguire la scansione delle tue pagine più importanti o permettere la lettura di quelle inutili ai fini dell’indicizzazione.

Puoi individuare il problema dal “rapporto sulle risorse bloccate” di Google Search Console, che mostra un elenco di host che forniscono risorse al tuo sito, che risultano bloccate dalle regole file robots.txt.

Errori 500 e 404

Il codice errore 500 rivela un problema del server su cui il sito è ospitato, mentre l’errore 404 dipende dal contenuto del sito stesso.

In entrambi i casi, se Google incontra questi errori quando arriva alla pagina è un grosso problema.

Dal momento che viaggia seguendo i link, per il crawler è come trovarsi in un vicolo cieco.

Dopo aver raggiunto un numero elevato di pagine di errore, il bot smette di eseguire la scansione della pagina e del tuo sito.

Anche questo tipo di errore può essere individuato facilmente tramite la Search Console di Google.

Errori di tag SEO

Una cattiva indicizzazione può dipendere anche da un uso sbagliato dei tag, se risultano potenzialmente fuorvianti per la lettura del bot, o se sono mancanti, errati o duplicati.

Un metodo veloce per individuare il problema è analizzare il traffico sul sito, principalmente il percorso degli utenti. Le pagine con la frequenza di rimbalzo più elevata possono rivelare delle criticità.

Analizza anche le funzionalità di scansione avanzate della Search Console che mostrano quanti link interni vengono reindirizzati a una sola pagina.

Fai attenzione agli elementi di best practice in questo passaggio, come l’assenza di reindirizzamenti 301 interni, la corretta impaginazione e le mappe dei siti complete.

Usabilità sui dispositivi mobile

L’usabilità sui dispositivi mobili è importantissima per la SEO.

Se il sito non è ritenuto utilizzabile su smartphone e tablet, Google potrebbe non mostrarlo nella SERP e questo comporta la perdita di una consistente percentuale di traffico.

Per arginare questi problemi si può intervnire attraverso un tool Google Search Console

LEGGI ANCHE: Google mobile friendly tester.

Contenuto scarno e crawlability

Se il tuo sito presenta ancora problemi anche dopo aver verificato tutti questi aspetti, è possibile che i contenuti presenti nelle pagine non siano considerati così rilevanti dai motori di ricerca.

Le pagine che presentano contenuti scarni vengono tralasciate da Google durante il processo di scansione, perché il contenuto non è abbastanza unico, non convalida i contenuti di altri siti giudicati autorevoli in quel settore oppure i collegamenti interni sono assenti o scarsi.

Analizzare il contenuto non indicizzato e curare la strategia di backlink verso le pagine che non ricevono traffico è una strategia consigliata, ma è necessario sottolineare l’importanza di aggiornare periodicamente le pagine e gli articoli con contenuti nuovi e interessanti.

Ti consiglio questo libro su Google


Quando si parla di web analysis, molto spesso il primo nome che viene in mente è Google Analytics.

La piattaforma di Google si è dimostrata nel corso degli anni una delle più preziose e affidabili per i marketer di tutto il mondo.

Numerose altre realtà hanno però proposto valide alternative a Google Analytics per l’analisi dei dati di traffico di un sito web.

Di seguito troverai alcuni validi servizi alternativi a Google Analytics:

  • 1 Matomo
  • 2 Piwik PRO
  • 3 Woopra
  • 4 Chartbeat
  • 5 Gauges
  • 6 Statcounter
  • 7 Simple Analytics
  • 8 Clicky
  • 9 Mixpanel
  • 10 Countly
  • 11 Adobe Analytics
  • 12 La soluzione ideale

Matomo (ex. Piwik)

matomo-alternative-a-google-analytics

Matomo, tra tutte le piattaforme alternative a Google Analytics, è quella con la maggior attenzione verso la protezione dei dati e verso la tutela della privacy dei suoi utenti.

È un software gratuito e open source, con diversi plugin a pagamento che permettodo di espandere molte delle funzionalità già presenti nella piattaforma.

I prezzi partono da €19/mese per la versione a pagamento.

Sul sito ufficiale di Matomo è presente la comparativa rispetto a Google Analytics.

La stagione delle festività natalizie, è il periodo più bello dell’anno, ma per coloro che si occupano di retail è certamente quello più intenso.

I negozi e i siti web vengono presi letteralmente d’assalto durante tutto novembre e dicembre, e le vendite possono arrivare fino al 30% di tutte vendite annuali.

Inoltre durante il periodo del Black Friday, gli store online vedono un traffico tre volte superiore a quello che rilevano solitamente.

Durante il Black Friday infatti, un classico sito di e-commerce può subire picchi di traffico in pochissimi minuti, impossibili da quantificare prima dell’evento stesso.

Un dato che quest’anno è destinato a crescere ulteriormente, visto il particolare periodo legato alla pandemia di Covid-19.

Per arrivare preparati a questo incremento, i rivenditori devono avvalersi di valide infrastrutture che consentano di affrontare questa occasione nel migliore dei modi.

Tutto questo è reso possibile dai servizi cloud.

La strategia per non perdere vendite

Va detto che i servizi cloud based portano un forte vantaggio in qualsiasi momento dell’anno, dato che tutte le aziende che possono subire improvvisi ed estremi picchi di attività.

I retailer più strutturati e lungimiranti stanno già utilizzando il cloud server per gestire la corsa allo shopping natalizio e non solo.

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I vantaggi di un cloud server

Per ridurre i costi di hosting dell’infrastruttura molti si affidano alle soluzioni cloud per aggiungere dinamicamente più risorse di calcolo e di archiviazione man mano che il traffico del sito sale, per poi ridimensionarsi automaticamente quando la domanda diminuisce.

Il traffico mobile

Un altro aspetto da non sottovalutare, inoltre, è legato al traffico mobile.

Gli utenti abbandonano (oltre il 50%) i siti quando questi richiedono più di tre secondi per essere caricati.

Per ridurre la latenza sui loro siti mobili e sulle app durante le festività, i rivenditori utilizzeranno soluzioni che forniscono contenuti in tutti i punti di presenza distribuiti a livello globale.

Ma non si tratta solo delle vendite online.

Code e tempi d’attesa nei negozi

La tecnologia cloud, infatti, contribuisce ad abbreviare i tempi di attesa e le lunghe code anche per gli acquirenti in-store.

Ora che molti rivenditori hanno adottato soluzioni basate sul cloud che consentono agli addetti alle vendite di effettuare pagamenti con carta di credito in qualsiasi punto del negozio.

Quali sono le caratteristiche del cloud server ideale

Volendole riassumere in pochi punti, le caratteristiche del cloud ideale per le campagne di marketing e la reazione ottimale ai picchi di traffico, quindi, dovrebbero essere:

  • avere una scalabilità immediata che non comporta variazioni di nessun genere: in cui basti, insomma, adeguare le risorse con upgrade verticali (dove non devo
    aggiungere altre virtual machine ma posso scalare quelle delle macchine che già compongono l’architettura web).
  • Una buona ottimizzazione /tuning dell’infrastruttura.
  • Un supporto tecnico disponibile in modo immediato.
  • La possibilità di fruire di un servizio di presidio operativo per cui al momento della campagna, una persona dello staff del provider si occuperà di monitorare la coerenza delle prestazioni e del TTFB /tempo di caricamento delle pagine e interverrà con upgrade immediati o soluzioni laddove si noti una riduzione dei tempi di risposta dei server durante il click time.

Letture consigliate sul cloud computing


Google Trends è da sempre considerato il punto di riferimento per tutti coloro che sono alla ricerca di una soluzione efficace per capire come i contenuti online prodotti potrebbero diffondersi su internet.

Questo è reso possibile attraverso il monitoraggio delle ricerche che questo potente strumento di Google permette.

Google Trends consente di seguire nel tempo le richieste di chi effettua ricerche per una determinata query e, in alcuni casi, rende addirittura possibile prevedere cosa faranno le persone a distanza di mesi.

Questo strumento consente di prevedere il potenziale interesse del pubblico nei confronti di un determinato contenuto.

Cos’è Google Trends

È uno strumento gratuito per analizzare e scoprire le tendenze di ricerca su Google.

Oltre a poter effettuare una singola ricerca, è possibile confrontare più query in una volta, individuando altre informazioni utili che possono riguardare:

  • Località regionale
  • Città
  • Query correlate
  • Ricerche emergenti
Google Trends homepage

Perché è utile usare Google Trends

Google Trends è molto utile per tutti coloro che si occupano di web marketing e in particolare di SEO (Search Engine Optimization, ottimizzazione per i motori di ricerca): rappresenta un insieme di strategie per posizionare contenuti e pagine web nei risultati organici dei motori di ricerca (Google e altri).

Chiaramente, un largo uso viene fatto dai blogger e da chi vuole creare buoni contenuti per arricchire il piano editoriale di progetti personali e aziendali.

Ma perché è utile, anzi praticamente indispensabile, usare Google Trends all’interno del flusso di lavoro? Qui sono elencati alcuni validi motivi:

  • Trovare nuovi argomenti per un sito web informativo.
  • Capire se vale la pena o meno creare una pagina su un determinato argomento.
  • Individuare temi ridondanti, evitando duplicati che possano penalizzarne il posizionamento.
  • Riuscire a scoprire delle keyword strategiche ed efficaci per particolari settori.

Come si usa Google Trends

Nella pagina iniziale si possono trovare questi dati:

  • Ricerche di esempio.
  • Tendenze nazionali.
  • Tendenze internazionali.
  • Query in crescita.

Cercare un singolo argomento

Il modo più semplice per sfruttare Google Trends è quello di digitare il tema che interessa analizzare e gestire l’intervallo di tempo in modo da scoprirne i cambiamenti.

Per avere risultati più precisi è possibile regolare le varie opzioni a disposizione: geografiaargomento in questione, fonte.

Google Trends ricerca per città

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Questa sezione indica che gli utenti che hanno cercato il termine indicato nel box di ricerca, hanno mostrato interesse anche per questi temi.

Query associate

Le persone che hanno cercato il tuo termine digitano anche le query indicate nel box di ricerca.

Può sembrare simile al precedente, in realtà è un ingrandimento molto preciso rispetto alle esigenze di ricerca di parole chiave.

Ogni grafico può essere scaricato e condiviso su Facebook, Twitter, LinkedIn.

Confrontare più argomenti

Google Trends permette di confrontare due attività di ricerca, inserendo più parole chiave nei box dedicati.

Ci sono linee differenti disegnate sul grafico che suggeriscono un interesse diverso. È possibile aggiungere massimo 5 termini.

Google, nel momento in cui digiti determinate parole chiave, suggerisce il macro-tema a cui appartengono.

Alternative a Google Trends

La maggior parte dei SEO tool produce delle tendenze di ricerca grazie ai dati che si estrapolano proprio da questa utility gratuita e aperta a tutti.

Categorie Retail

Cerchi alternative a Google Trends senza uscire dalle grazie di Mountain View?

È molto utile guardare Categorie Retail in crescita. Per quale motivo?

Questo tool è perfetto per intercettare topic sotto i riflettori del mercato perché qui trovi i settori commerciali in risalita rispetto a un determinato periodo analizzato.

Rispetto a Google Trends lavora solo sui settori commerciali però è regolato in base al paese e al settore utile.

Ci sono tanti SEO tool (Semrush, Seozoom) che forniscono dati approfonditi rispetto al search intent, al volume di ricerca e alla capacità di monetizzare delle singole query.

Ma solo questo strumento riesce a fornire grafici, numeri e informazioni in grado di far capire cosa succede intorno a determinate ricerche, creando i presupposti per prendere una decisione editoriale strategica in termini di content marketing.


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La versione high tech e “intelligente” del carrello per la spesa si chiama Dash Cart.

Amazon allarga la sua presenza nel mondo reale attraverso un strumento fisico molto particolare e che molto probabilmente diventerà molto diffuso in futuro.

Quando sarà disponibile l’Amazon Dash Cart

Sarà disponibile a Los Angeles entro fine anno e permetterà di fare la spesa di tutti i giorni senza bisogno di passare dalla cassa.

Il nuovo strumento tecnologico ha molte particolari caratteristiche innovative che lo rendono decisamente all’avanguardia.

Funzionalità del carrello intelligente

Il carrello intelligente è dotato di un pannello touch e altre componenti hardware per rilevare automaticamente quali oggetti vengono inseriti al suo interno e può identificare il numero di prodotti uguali.

Questo è possibile grazie ad alcune telecamere, una bilancia e sensori di visione e peso computerizzati.

Il processo di identificazione avviene attraverso una corsia speciale che scansiona e controlla tutto digitalmente, senza che vi sia necessità di avere un addetto umano presente.

Da Amazon Go al Dash Cart

Il Dash Cart arriverà per primo nel negozio di alimentari di Amazon nel quartiere di Woodland Hills a Los Angeles.

Il negozio non è un Amazon Go, quindi è senza telecamere, sensori e altre apparecchiature in grado di rilevare automaticamente gli oggetti prelevato dallo scaffale.

È la rappresentazione di un qualsiasi supermercato, ma ha dei carrelli della spesa fatti appositamente per un uso tecnologico.

Non è chiaro però perché Amazon stia optando per un negozio più tradizionale, visto che sul territorio sono presenti due dozzine di negozi Go.

Come funzionerà il Dash Cart

Il carrello intelligente può gestire fino a circa due buste di articoli, ma non può essere utilizzato per una spesa familiare che arriva a riempire un carrello intero.

Ciò significa che il negozio in fase di test di Woodland Hills avrà anche carrelli di tipo standard e corsie per il pagamento anch’esse standard per tutti i clienti che acquistano più di quello che il Dash Cart permette.

Processo post acquisto con il carrello intelligente

Il carrello elabora l’ordine solo alla fine del percorso nel supermercato e solo dopo aver effettuato l’accesso al proprio account Amazon.

Il carrello integra uno scanner coupon e supporta la funzionalità di liste della spesa di Alexa.

Quando finisci di fare acquisti, poi, le corsie Dash Cart dedicate ti consentono di uscire dal negozio senza dover gestire il pagamento.

Se il Dash Cart dovesse essere un successo tra i consumatori, Amazon potrebbe lanciare questo modello anche altrove, rivoluzionando anche la spesa di tutti i giorni, dopo aver trasformato il nostro modo di fare shopping online.


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pagamento a rate su amazon

PAGAMENTO A RATE SU AMAZON: COME FUNZIONA E DOVE SI PUÒ USARE?

Rispetto al 2018 le donazioni da mobile (fundraising) risultano essere in netta crescita, mentre al contrario l’uso del pc ha subito un notevole calo.

La diffidenza degli italiani nei confronti delle donazioni online cala con il passare del tempo, ma purtroppo ancora oggi molte dell organizzazioni non profit presenti a livello nazionale non prevedono questa modalità di raccolta fondi.

Questo è un vero peccato sia per loro , sia per tutti coloro che vorrebbero contribuire ma vengono frenati da un processo esecutivo magari più complicato rispetto ad altre operazioni eseguite quotidianamente online.

Quanto il fenomeno delle donazioni è diffuso tra gli italiani?

Quanto il fenomeno delle donazioni è diffuso nella popolazione internauta italiana? Quali sono i driver e le barriere a uno sviluppo più strutturato dell’online? Quali le abitudini e gli atteggiamenti attuali e futuri degli “onliners”?

In crescita le donazioni da mobile e da parte dei millennial

Gli italiani che si collegano a internet utilizzando smartphone o tablet o altri device sono circa 34 milioni.

Ma quanti di questi utenti effettuano donazioni online?

Circa l’82% afferma di aver effettuato donazioni nel 2019. Tra i donatori più attivi troviamo la categoria dei baby boomer (87%), seguiti dalla generazione X (82%) e dai millennial (79%), in forte crescita rispetto al 2018.

Le donazioni online (22%) si confermano come la seconda modalità più utilizzata dopo il denaro in contanti (40%).

Crescono i donatori “saltuari” (40%), con molti più italiani che scelgono di effettuare una donazione solamente in occasioni particolari.

In netta crescita rispetto al 2018 anche la donazione da mobile, che viene preferita dal 36% degli italiani.

L’uso del pc per le donazioni scende invece dal 60% del biennio 2017/2018 al 46% del 2019, sintomo questo del passaggio sempre più marcato all’utilizzo degli smartphone.

“I dati analizzati dimostrano bene come l’attenzione degli italiani alla solidarietà sia stabile e in costante crescita. Siamo convinti che il mobile sia il mezzo perfetto per stimolare sempre di più questa sensibilità, aggiungendosi al contatto diretto con le associazioni come principale modalità d’interazione e offrendo quella possibilità di semplificare e velocizzare le donazioni”.

Maria Teresa Minotti, Director PayPal Italia

L’importanza della donor journey per gli under 40

“Gli onliner si confermano donatori. Non solo, il crowdfunding torna a crescere con un 19% degli intervistati che conferma di aver donato per una campagna di crowdfunding”, spiega Valeria Vitali, fondatrice di Rete del Dono. “Molto interessante anche l’esito della ricerca qualitativa, frutto di interviste rivolte a un pool di donatori e prospect donatori under 40. I giovani donatori non si limitano al dono, sono alla ricerca di una relazione più profonda con l’organizzazione destinataria del loro gesto di solidarietà. Donano nella misura in cui trovano spazio per dialogo, trasparenza e chiarezza sul progetto destinatario della raccolta fondi in cui sono stati coinvolti. Ciò conferma che lavorare in un’ottica di donor journey fa la differenza. Chi dona vuole entrare nel merito ed essere coinvolto in prima persona”.

Rimane alta per tutti l’attenzione sull’utilizzo dei fondi raccolti attraverso il fundraising.

Il 71% degli italiani afferma infatti di non prendere in considerazione enti che non permettono loro di verificare come vengano utilizzate le donazioni e i risultati raggiunti grazie ad esse.

Dopo il Covid-19 il futuro del fundraising è sempre più digital

Per le donazioni online continuano a calare le barriere da parte dei donatori stessi, ma è così anche per le organizzazioni non profit?

Nel 37% dei casi i navigatori non si fidano a donare online, ma nel 43% è l’organizzazione che vorrebbero sostenere a non prevedere questa modalità di raccolta fondi.

Quali sono i rischi per le organizzazioni non-profit che non adottano il fundraising?

Il rischio di questo delicato settore è quello di non essere pronto a includere questi trend nelle proprie strategie di fundraising. Per questo motivo bisogna agire subito e agevolare lo sviluppo di tecnologie che semplifichino ulteriormente il processo di inserimento del fundraising all’interno delle strategie già in essere.

“Il 2019 ha mostrato segnali molto incoraggianti verso il mondo della donazione”, conclude Antonio Filoni, Partner&Head of Digital di BVA DOXA. “Di rilievo è soprattutto la crescita dell’online come metodo di donazione che dimostra come il digitale possa davvero essere uno strumento strategico, da affiancare ai tradizionali strumenti di raccolta e di comunicazione. L’anno 2020, con quello che è accaduto a causa del Covid-19, potrà dare un’ulteriore spinta alla digitalizzazione della popolazione. È importante che anche il terzo settore segua in modo deciso questa direzione”.

Cos’è WhatsApp Pay?

WhatsApp, l’applicazione di instant messaging di Mark Zuckerberg introduce una nuova funzione, la possibilità di pagare tramite WhatsApp Pay.

Se ti stai chiedendo cos’è WhatsApp Pay e come funziona, devi sapere che si tratta di un servizio che permette di ricevere e inviare soldi ai tuoi contatti attraverso la classica app di messaggistica istantanea WhatsApp.

Dove è disponibile Whatsapp Pay?

I pagamenti digitali su WhatsApp hanno iniziato a diventare disponibili per gli utenti del Brasile, ma prossimamente il servizio arriverà gradualmente anche nel resto del mondo.

Per quali utenti sarà disponibile?

Il servizio sarà attivo sia per gli account business sia per quelli privati.

I pagamenti effettuati attraverso questa funzione saranno possibili sia tra un’azienda e i suoi utenti, sia tra utenti privati.

Quali sono le differenze di servizio

La differenza principale è nel costo del servizio: gratuito per gli scambi tra semplici “amici” e soggetto a commissioni per quelli di tipo “business”.

Ecco il messaggio pubblicato dall’azienda con a capo Mark Zuckerberg:

«Rendere semplici i pagamenti in modo da aiutare a portare più aziende nell’economia digitale, aprendo nuove opportunità di crescita. Stiamo inoltre rendendo l’invio di denaro ai propri cari facile come l’invio di un messaggio. Poiché i pagamenti su WhatsApp sono abilitati da Facebook Pay, in futuro vorremmo rendere possibile alle persone e alle aziende di utilizzare le medesime informazioni di pagamento in tutta la famiglia di applicazioni di Facebook».

Come funziona WhatsApp Pay

Ma come si paga con WhatsApp?

Per prima cosa sarà necessario associare al proprio account WhatsApp un metodo di pagamento che, almeno per il momento, sembra essere limitato a carte di credito e debito Visa e Mastercard.

In fase di acquisto, al fine di impedire le transazioni non autorizzate, il pagamento in sé verrà gestito attraverso un PIN a sei cifre.

Una funzione che molto probabilmente che verrà resa disponibile in futuro sarà la possibilità di utilizzare come sistema di validazione della transazione il riconoscimento facciale o l’impronta digitale.

La transazione avverrà senza bisogno di lasciare la chat, un messaggio di testo ci informerà sulla somma di soldi inviata o ricevuta.

La funzione WhatsApp Pay sarà integrata alla tastiera di Whatsapp, esattamente come quella dell’invio di foto/video e GIF.

Disponibilità in Italia

Al momento il servizio è in fase di test solamente in Brasile, l’arrivo di WhatsApp Pay in Italia non è stato ancora reso noto.

Ti consiglio questo libro su WhatsApp



L’obiettivo di Google è quello di limitare gli annunci che consumano la batteria o dati di rete e migliorare l’esperienza di navigazione per gli utenti.

Quali saranno gli standard per non avere più annunci indesiderati sui nostri dispositivi?

Dopo un secondo semestre in calo per gli annunci di ricerca, Chrome si prepara a introdurre nuovi standard sia per il formato desktop sia per quello mobile.

Come l’emergenza Covid-19 ha accelerato la decisione di Google

L’emergenza degli ultimi tre mesi è stato argomento di riflessione anche per Google, soprattutto a causa del fatto che nel mese di marzo l’azienda abbia perso circa il 7% degli inserzionisti nel settore viaggi, ristorazione e intrattenimento.

Google blocca le pubblicità sul browser Chrome

L’impatto negativo, derivante dalla pandemia che ha colpito gran parte del mondo, sugli investimenti pubblicitari e il crescente uso di internet ha consentito all’azienda Google di rafforzare la propria posizione nel procedere supportando i suoi affari e le necessità dei suoi utenti sempre più numerosi.

Molti dei suoi servizi più famosi hanno ricevuto un importante boost in termini di utilizzo e numero di utenti registrati.

annunci che consumano la batteria 2

Dal motore di ricerca allo shopping, passando per le piattaforme per l’apprendimento e gli strumenti utili per lo smart working.

Milioni di persone durante il lockdown hanno dimostrato un’elevata dipendenza dai suoi servizi.

La promessa di Google

Google ha promesso di bloccare quella pubblicità su Chrome che risulta mal programmata e non ottimizzata per l’uso della rete desktop e mobile.

“Abbiamo recentemente scoperto che una certa percentuale di annunci consuma una quota eccessiva di risorse del dispositivo, come la batteria e i dati di rete, senza che l’utente lo sappia”,

ha spiegato l’azienda in un blog post dello scorso maggio.

Questi annunci (come quelli che servono a minare criptovalute, sono mal programmati, o non sono ottimizzati per l’uso della rete) possono prosciugare la durata della batteria, saturare le reti già sovraccariche, e costano soldi 

ha concluso, preannunciando nuove limitazioni per la pubblicità su Google Chrome.

Cosa farà Google per migliorare le performance di Chrome

Il browser Chrome, sviluppato da Google per essere reattivo e veloce, senza risultare un’esperienza fastidiosa o peggio ancora dannosa, limiterà le risorse che un annuncio display può utilizzare prima che l’utente interagisca con esso.

Quali tipi di contenuti saranno bloccati da Chrome

Banner, video e altri contenuti promozionali che supereranno i 4 MB di dati rete o 15 secondi, su 30-60 di utilizzo totale della CPU.

Questi contenuti passeranno a una pagina di errore che segnalerà all’utente un utilizzo eccessivo delle risorse.

Perché Google ha deciso di bloccare la pubblicità

Bloccare la pubblicità su Chrome è un modo per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti.

Ma cosa cambierà effettivamente?

Al momento, gli annunci che superano la soglia dei 4 megabyte sono solamente lo 0,3% del totale, ossia il 27% di quelli che utilizzano i dati di rete e il 28% che impiegano tutta la CPU degli annunci.

cos'è il social media marketing

Il programma per bloccare gli annunci che consumano la batteria su Chrome

L’obiettivo di bloccare la pubblicità su Google Chrome è programmata per la fine di agosto, il tempo necessario per permettere agli sviluppatori di preparare e incorporare queste nuove soglie all’interno dei loro piani di lavoro.

La sperimentazione partirà in Italia. Prodotti e dispositivi potranno essere pagati in un massimo di cinque rate, ma ci saranno alcune condizioni che gli utenti dovranno rispettare.

Amazon si impegna da anni a rendere sempre più rapidi e veloci gli acquisti dei suoi utenti, soprattutto attraverso il pagamento, una delle fasi più importanti e delicate.

Nonostante Amazon Pay sia ormai diventato uno dei metodi di pagamento ufficiale, inserito in molti siti online, l’è-commerce continua a lavorare anche per migliorare e integrare le soluzioni di acquisto sul proprio sito.

Ha inserito l’opzione di pagamento a rate, che sarà sperimentata per la prima volta proprio in Italia, dove questa opzione di acquisto è ampiamente utilizzata, ma anche per testare le criticità legate ad essa.

La vendita a rate però non sarà subito utilizzabile da ogni utente, ma comparirà presumibilmente in modo casuale tra le varie opzioni di pagamento all’interno del carrello.

Come funziona il pagamento a rate su Amazon : pagamento in 5 rate

pagamenti amazon a rate 2

Sulle pagine di supporto del sito ufficiale, questo metodo di pagamento si applica solo ai prodotti nuovi (sono esclusi gli Amazon Warehouse Deals, cioè l’usato di Amazon) e ai dispositivi Amazon nuovi e ricondizionati certificati, venduti e spediti da Amazon.it.

Il pagamento a rate non sarà disponibile per gli articoli marketplace (venduti e spediti da venditori terzi) e nemmeno per quelli venduti da venditori terzi e gestiti dagli impianti di logistica Amazon.

Sul sito di Amazon si legge:
“Una volta effettuato l’acquisto di un Prodotto o di un Dispositivo di una determinata Categoria di Prodotti o Famiglia di Dispositivi, sarà possibile acquistare un ulteriore Prodotto o Dispositivo della stessa Categoria o Famiglia beneficiando del pagamento a rate mensili solo qualora tutte le rate del precedente piano di pagamento siano state saldate

Va tenuto conto quindi che se volessimo acquistare un prodotto a rate e in seguito acquistarne un altro, sempre con pagamento rateale su Amazon, dovremmo prima aver terminato di pagare tutte le rate del prodotto precedente.

Inoltre l’account dell’utente dovrà essere attivo da almeno un anno, con una carta di credito o di debito valida associata all’account (non pre-pagata e con scadenza non prima di 20 giorni dopo la data di scadenza dell’ultima rata), oltre a presentare una buona cronologia di pagamenti su Amazon.it.

Una serie di precauzioni, quindi, con cui l’azienda intende tutelarsi dai possibili rischi di questa sperimentazione.

pagamenti amazon a rate 3

Questo metodo di pagamento non sarà disponibile, inoltre, laddove non visualizzato nella pagina di dettaglio dell’articolo.

E ancora sul sito leggiamo che: “Ti verrà addebitato l’intero prezzo (IVA inclusa) dell’articolo idoneo selezionato in cinque rate mensili uguali (a condizione che, se il prezzo intero non è equamente divisibile in cinque rate, l’importo dell’ultima rata potrebbe essere inferiore).
A questo metodo di pagamento non si applicano interessi o oneri finanziari.
Potrebbero comunque essere applicati eventuali interessi, oneri finanziari o commissioni se previsti dal tuo istituto di credito emittente il metodo di pagamento su cui sono addebitate le rate mensili.
Qualsiasi commissione relativa all’ordine (come spese di spedizione e/o regalo) sarà dovuta e addebitata integralmente come parte della prima rata mensile al momento della conclusione dell’ordine.
L’IVA applicabile verrà ripartita nelle cinque rate mensili”.

Le rate mensili saranno addebitate secondo uno schema chiaro e di facile lettura:

Infine,  in qualsiasi momento sarà possibile saldare in anticipo l’importo della rata successiva o l’intero saldo residuo per l’ acquisto del prodotto o del dispositivo, effettuando il relativo pagamento nella pagina dedicata ai tuoi pagamenti a rate.


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